Giorno 29-36 : Stavanger > Bergen > Mosjoen > Lofoten

Giorno 29-36 : Stavanger > Bergen > Mosjoen > Lofoten

14-03-2018By upendo.vibesNo Comments

Quest’ultima settimana sono successe così tante cose che non sono riuscita ad avere un po’ di tempo per mettermi a scrivere e ho deciso che d’ora in poi farò così, scriverò una volta a settimana. Credo anche che non sarà facile riassumere questi ultimi 7-8 giorni,ma ci proverò.
Eravamo rimasti a noi due fermi a dormire con Djambo nel parcheggio del porto di Stavenger, in attesa del traghetto per Bergen la mattina del 7 marzo. La mattina presto ci siamo imbarcati e la mattinanata è proseguita così, cullati dal dondolio della nave. Ci siamo lasciati trasportare, felici per una volta di non dover guidare e di non dover pensare a niente.

E’ così iniziata una settimana davvero piena di avventure, che ha visto come protagonista la famosa Atlantic Road, la strada norvegese più amata dai viaggiatori 2on the road”. Immaginate i fiordi norvegesi, in questa stagione completamente ricoperti di neve, lunghi ponti che passano sopra al mare del nord e al suo vento impetuoso, un sole sempre abbastanza basso e che non scalda nemmeno se lo preghi, e panorami sconfinati di montagne innevate che fanno da cornice ai fiordi e ti accompagnano nel cammino. Ai tantissimi ponti si alternano anche numerosi traghetti da dover prendere, tutte tratte molto brevi e non troppo care. (spesso si parla di pochissimi minuti).

In questi giorni sull’Atlantic Road ci siamo resi conto di quanto sia cara la vita qui, soprattutto per quanto riguarda la spesa indispensabile che riguarda il mangiare. Abbiamo comprato infatti non so quanti pacchi di noodles da fare in brodo (davvero molto economici) che sicuramente dureranno un bel po’, permettendoci di risparmiare. Da qualche giorno stiamo infatti praticamente mangiando solo quelli, credo che se continuiamo così, una volta tornati potremmo odiarli follemente.

Una mattina di sole, il 10 marzo, mentre eravamo tranquillamente impegnati a percorrere i nostri km giornalieri su una ben poco frequentata strada, Djambo all’improvviso si è fermato. Pum. In mezzo alla strada. Abbiamo cercato di capire il problema: l’alternatore. Si era bloccato, non girava più. Quindi una cinghia si è strappata e ovviamente non arrivava energia al motore. Per fortuna avevamo la cinghia di scorta. Ci mancava però, nel nostro set di chiavi inglesi, giusto la misura che ci serviva per svitare il bullone e smontare l’alternatore. Appena abbiamo sentito il rumore di un camion abbiamo pensato di doverlo fermare subito, per chiedergli un aiuto. Nemmeno il tempo di andare in mezzo alla strada e fargli un cenno che lui era già fermo con le 4 frecce a chiedere se avessimo avuto bisogno di una mano: una gentilezza inaspettata. Ci ha dato la chiave di cui avevamo bisogno, ci ha aiutati a smontare l’alternatore e a rimontarlo con la cinghia cambiata.

Ci ha detto che non avremmo potuto fare molti km e che avremmo quasi sicuramente dovuto trovare un alternatore nuovo, e per questo ci avrebbe accompagnati al primo centro abitato vicino, facendoci da “scorta”. Arrivati al distributore di benzina, ci ha fatto cenno di fermarci e suonando il clacson all’impazzata, ci ha salutati da lontano con la mano augurandoci “good luck”. Al distributore (qui in Norvegia sono più dei minimarket, come i nostri Autogrill) abbiamo chiesto informazioni su dove poter trovare il meccanico più vicino che potesse risolvere il nostro problema e abbiamo scoperto che saremmo dovuti andare a Mosjoen, a mezz’ora da lì, dove avremmo trovato l’aiuto necessario. Ah, dimenticavo, durante la nostra sosta in mezzo alla strada siamo anche stati assistiti in video telefonata da Josè, che da Kristiansand controllava il guasto al motore e ci dava indicazioni.

Con non poca ansia di fondere definitivamente il povero Djambo, siamo arrivati a Mosjoen e abbiamo trovato un posto per dormire, un bellissimo campeggio attrezzatissimo dove avremmo passato il fine settimana in attesa del lunedì per poter fare qualcosa per aggiustare o cambiare l’alternatore. Ci siamo sistemati sulla nostra piazzola, abbiamo cenato e siamo andati a letto. Il giorno dopo ci siamo presi i nostri tempi, per svegliarci. La prima sveglia “cantava” le 10  ed era già tardi per gli standard di questo viaggio, l’abbiamo volutamente spenta. Siamo rimasti a crogiolarci a letto per ancora un tempo indefinito, ogni tanto scivolando in un sonno leggero e ogni tanto guardando fuori dal finestrino gli alberi e la distesa di neve.

Quella mattina abbiamo deciso di sfruttare al massimo quello che questa disavventura ci aveva offerto : un campeggio ben organizzato e decisamente economico, lavatrici giganti e asciugatrici , una sala comune/cucina enorme dove poterci mettere in pari con tutti i nostri lavori. Sala comune dove, essendo gli unici clienti del campeggio, ci siamo estesi e spaparanzati come fossimo a casa nostra. Non appena abbiamo trovato la voglia di alzarci dal letto abbiamo scoperto che era già l’una! Niente colazione, in questi casi si passa direttamente al pranzo. Ci siamo preparati un bel piatto di pasta al pesto chiamandolo “mezze penne all’olio profumate al pesto”, dato che era l’ultimo rimasuglio di pesto ligure..che disagiati. Come secondo abbiamo deciso di aprire la scatoletta di filetti di sgombro  che avevamo comprato una settimana prima , e abbiamo scoperto che erano alla salsa di pomodoro, molto buoni. Un’ottima nuova scoperta di cibo economico. Abbiamo concluso il pranzo con una tazza di caffè (ovviamente Lavazza portato da casa, fatto nella nostra adorata moka) e poi siamo rimasti tutto il giorno lì dentro al calduccio a lavorare al computer, fin dopo cena.

Dopo di che siamo andati a dormire, contenti che il giorno dopo sarebbe stato lunedì e finalmente avremmo potuto aggiustare Djambino.

Il giorno dopo ci siamo svegliati alle 8 per telefonare a uno sfasciacarrozze che ci ha consigliato Josè, proprio qui a Mosjoen. Dato che però non rispondeva nessuno siamo andati di persona. Abbiamo provato a mettere in moto ma niente, non si accendeva. Qui è stato fondamentale il proprietario del campeggio, che ci ha trainati fino al suo capannone e ha fatto accomodare Djambo dentro. Ha controllato, ha visto il problema e senza troppi giri di parole ci ha detto di prendere la sua macchina e di andare al “cemetery car” per trovare il pezzo che ci occorreva, un “nuovo” alternatore. Ma non trovate pazzesco il fatto che uno sconosciuto ci abbia dato in prestito la sua macchina così, sulla fiducia? Quanti di noi avrebbero fatto lo stesso in una situazione analoga? Eravamo sempre più piacevolmente colpiti dalla spontanea gentilezza del popolo norvegese, mascherata dietro facciate burbere e un po’ schive. E la conferma è arrivata poco dopo, dallo sfasciacarrozze, quando il ragazzo ci ha trovato il pezzo di ricambio prendendolo da un’altra macchina e ce lo ha dato dicendo di portarlo in campeggio e provare a vedere se andasse bene: “se va bene, poi tornate a pagarmelo, se non va bene tornate a riportarmelo.”. Fiducia incondizionata nel prossimo, un esempio da seguire.

Il pomeriggio è trascorso al capannone del campeggio, dove siamo riusciti a sistemare l’alternatore con l’aiuto del mitico proprietario del campeggio, che ogni tanto ci offriva del caffè per intervallare la lunga giornata di lavoro. A lavoro concluso e ottenuto un risultato soddisfacente con qualche arrangiamento (un bullone usato come spessore perché non era esattamente il suo alternatore) , siamo andati a pagare il fiducioso sfasciacarrozze e poi ci siamo concessi una “pizza” aperitivo in una piccola pizzeria all’interno del campeggio. Tra virgolette perché ovviamente non era la miglior pizza di sempre, ma nessuno di noi due aveva voglia di cucinare quindi ci siamo concessi quel piccolo lusso. Prima della pizza-merenda, mentre Jamie era fuori a fare un giro con Djambo per ricaricare la batteria, ha incontrato un altro Volkswagen T3 con una coppia di francesi . Si sono fermati a chiacchierare ed ha scoperto che facevano il nostro steso giro, sarebbero arrivati fino a Capo Nord e poi scesi dalla Finlandia per entrare in Estonia. Gli ha detto dove alloggiavamo e poco più tardi sono arrivati in campeggio e si sono uniti a noi nella pizzata, chiacchierando sul viaggio. Si chiamano Julia e Kevin e hanno 21 e 26 anni. Hanno messo il van vicino al nostro e dopo aver fatto un po’ di lavatrici (loro) ci siamo accordati per cenare tutti insieme, avrei cucinato io una super pasta al pomodoro per tutti. Parlando tutta la sera abbiamo deciso che avremmo proseguito tutti insieme, dato che anche la loro prossima destinazione sarebbero state le isole Lofoten, per riuscire a vedere l’aurora boreale.

Così il mattino dopo ci siamo svegliati e siamo partiti tutti insieme alla volta di Bognes, dove avremmo preso la nave per Lodingen, sulle Lofoten. Non prima però di aver visto due splendide alci camminare pochi metri lontano da noi, proprio dentro al campeggio. Che emozione.

Abbiamo scelto di partire da nord e fare la tratta Bognes – Lødingen, percorrere le isole verso sud fino al paesino di Å i Lofoten, per poi ripercorrerle nuovamente verso nord per proseguire il nostro viaggio verso Nordkapp. Abbiamo pensato che facendo la stessa strada due volte non ci saremmo persi niente, nessun dettaglio e nessun panorama da cartolina, e così è stato. Il nostro tour europeo è nato principalmente per vedere l’aurora boreale, le famose luci del nord, e queste isole sono molto conosciute per l’altissima probabilità di vedere questo fenomeno. Il periodo dell’aurora va da ottobre a marzo circa, quindi se vi interessa questo tipo di esperienza o l’avete inserita da sempre nella vostra “to do list”, andateci in uno di questi mesi. Ci sono tante applicazioni che permettono di sapere dove sono i posti migliori per vedere l’aurora, la percentuale di possibilità di vederla e vari altri dati. La sera in cui siamo partiti da Bognes per Lødingen ci è arrivata una notifica dell’applicazione, dava buone probabilità di vederla quella sera stessa, anche se non molto potente. Eravamo tutti e 4 entusiasti, l’avremmo vista dal traghetto! Nella nostra attesa al porto aspettando di salpare abbiamo visto qualcosa nel cielo, un bagliore appena percettibile a causa delle troppe luci della città. Abbiamo iniziato a correre per arrivare nel punto più lontano dall’inquinamento luminoso e siamo arrivati davanti a un pontile poco illuminato con un cartello di divieto d’accesso: senza neanche parlare ci siamo guardati, capiti, e abbiamo proseguito verso il punto più vicino al mare. E finalmente ecco che siamo riusciti a intravedere qualcosa di più: era simile a una nuvola dalla forma allungata, ma aveva riflessi verdi, e lentamente si muoveva. Siamo rimasti lì, senza parole, ad ammirare questa prima piccola aurora che lentamente sembrava crescere. Quand’è arrivato il momento di partire il traghetto era già arrivato e noi eravamo ancora sul pontile abbandonato, un’altra corsa per tornare indietro. Dalla nave non abbiamo potuto vedere di più, impossibile stare sul ponte: vento e ghiaccio ci impedivano di stare in piedi, siamo tornati dentro infreddoliti.

Le isole Lofoten sono famose per l’aurora, quindi non eravamo dispiaciuti perché avevamo molti altri giorni a disposizione. Il giorno dopo, seguendo i consigli dell’app abbiamo trovato una spiaggia, lontana da paesini e quindi da luci fastidiose, dove poter passare la notte. E se si pensa alla spiaggia, automaticamente il cervello visualizza la sabbia. Ovviamente era una distesa di neve, che in alcuni punti arrivava perfino alle ginocchia e rendeva difficile l’arrivo alla riva, ma poco male. Era meraviglioso. L’acqua che avevamo nel van si era congelata, quindi abbiamo dovuto lavare i piatti sporchi dal pranzo CON LA NEVE!

La sera è arrivata presto, e dopo cena “l’allarme” aurora è scattato. È iniziata come la sera prima, con un timido bagliore colorato che si estendeva in cielo in lunghezza, come fosse un gigantesco arcobaleno monocolore. I minuti sono passati, abbiamo iniziato a scattare foto sul cavalletto, a prendere confidenza con quello che stavamo vedendo e senza rendercene conto è successo: un’esplosione di colori, varie totalità di verde, giallo, rosso o rosa, colori indecifrabili che hanno iniziato a danzare. Si muovevano sinuosamente, andavano a tempo con una musica inesistente ma sicuramente molto bella. Nel giro di mezz’ora il cielo sopra di noi era SOLO aurora. Non sapevamo dove guardare, dove puntare la camera. Per scattare occorrono tempi lunghi, e muta ad una velocità incontrollabile, come le nuvole, quindi scattata una foto eravamo subito pronti a girare il cavalletto per farne altre, diverse, più intense, più lunghe, più larghe, più colorate. È andata avanti così quella notte. 3 ore a stupirci, a piangere di gioia, a immortalare ricordi, a fissare il cielo inebetiti, a – 15 gradi. Quando lentamente tutto è svanito siamo tornati dentro al van, a un passo dal congelamento alle mani, ma assolutamente e completamente soddisfatti, e felici.



Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published. Required fields are marked *