Giorno 22 : Odensa > Copenaghen

Giorno 22 : Odensa > Copenaghen

28-02-2018By upendo.vibesNo Comments

Buongiorno da Odensa!

Va bene, Odensa è una città carina ma ieri l’abbiamo vista abbastanza. Stamattina mi sono svegliata con la “luna storta”, con il piede sbagliato, con una sensazione di disagio fastidiosa e incomprensibile. No, non avevo il ciclo. Il motivo era lì, fuori dal finestrino. Una fastidiosa pioggia batteva sul tetto e sui vetri di Djambo e faceva freddo, molto freddo, troppo freddo. Il vento aveva scosso il mio sonno facendomi svegliare bruscamente e, nonostante io adori il vento ed essere svegliata dai suoni della natura, questo non era stato affatto un bel risveglio. Ho deciso così di migliorare la mia giornata cercando di fare qualcosa che non faccio mai perché di solito mi riesce molto difficile: alzarmi dal letto prima di Jamie. La mia è solo pigrizia, condita da un amore spropositato verso i letti in generale, soprattutto in inverno. Quindi mi sono alzata, ho acceso la stufetta elettrica (tanto eravamo collegati alla 220v del campeggio) per scaldare un po’ l’ambiente, ho messo su il caffè. Ecco, il risveglio di Jamie è stato sicuramente più delicato e piacevole: il lieve gorgogliare della nostra piccola moka rossa e l’odore intenso che ne è fuoriuscito subito dopo, hanno fatto risvegliare tutti i sensi del bell’addormentato. Si è tirato su, nel piccolo abitacolo del van, sorridendo e commentando con un “ma che ore sono?”, stupito dalla mia sveglia precoce. In realtà erano le 9.30 e non sarebbe certo così presto se non fossimo due ragazzi in fuga dagli orari d’ufficio, dalle sveglie obbligate, dai datori di lavoro, dalla quotidianità. Essendo freelance ci prendiamo generalmente gli orari che preferiamo, magari lavorando fino a notte fonda se necessario.

La nottata fredda e ventosa aveva lasciato il segno: togliendo i pannelli oscuranti e isolanti dai finestrini del van, ci siamo resi conto che all’interno erano ricoperti da un neanche troppo sottile strato di ghiaccio. Prima di partire era necessario quindi rimuovere quello strato congelato, per poter vedere qualcosa dal parabrezza e per evitare che si sciogliesse durante il viaggio e quindi bagnasse tutto. Con la nostra spatolina per il ghiaccio ho iniziato a “grattare via il freddo” mentre Jamie immortalava la scena per le  “insta-stories”. Pronti per partire e con il riscaldamento acceso al massimo ci siamo diretti verso Copenaghen, che distava circa 170 km da Odensa. La nostra prima tappa è stata poco dopo, alla ricerca di un bar. Il caffè ci aveva dato la carica e la motivazione per iniziare la giornata con il sorriso, ma necessitavamo di cibo perché le nostra scorte colazione erano finite. Abbiamo trovato un delizioso panificio/pasticceria tipico danese con l’inconfondibile profumo di “girella alla cannella”, i CINNAMON ROLLS, dolce che si trova praticamente ovunque in nord Europa e del quale sono diventata dipendente. Jamie e il suo classico panino al cioccolato, una macchinetta automatica per caffè e cappuccino, una vetrata enorme con vista sulla strada alberata, lo stomaco che tornava in pace con se stesso. La giornata stava prendendo una piega migliore, oserei dire perfetta.

Per arrivare a Copenaghen bisogna raggiungere l’isola di Selandia  attraverso un lungo ponte che parte da Nyborg (sull’isola in cui ci trovavamo, l’isola Fionia) e, attraversando il mare, arriva ad Halsskov. Il ponte Storebæltsbroen, in italiano “ponte sul Grande Belt” (lo stretto in mezzo alle due isole), vanta la terza più lunga campata principale (1,6 km) al mondo (la più lunga si trova in Asia). Il collegamento ha sostituito il servizio di traghetti, che era stato il mezzo principale per attraversare il Grande Belt in passato. Per me è stato un po’ traumatico il passaggio da questo ponte, e avrei preferito di gran lunga il traghetto. Djambo è alto quasi 2,7 mt, eravamo ad un’altezza abbastanza elevata e in mezzo al mare: vi lascio immaginare la potenza delle raffiche di vento incessanti che ci attaccavano sia da un lato che da un altro facendo sbandare il van a destra e sinistra e facendomi affrontare tutto il ponte involontariamente in una semi apnea. Per fortuna non è durato molto, che paura!

 

Da lì ci aspettavano altri 130 km, che con Djambo vuol dire almeno 3 ore e mezza, per arrivare a Copenaghen. Lo scorso anno avevo regalato a Jamie, per i suoi 30 anni, un viaggio di 5 giorni proprio nella  capitale danese e non essendo una città particolarmente grossa, l’abbiamo girata tutta in lungo e in largo senza problemi. Quindi oggi ci siamo detti: vediamo qualcosa che ci siamo persi la scorsa volta, qualcosa per cui valga la pena fermarsi senza rivedere le stesse cose. Abbiamo scoperto che a nord della città, a Klampemborg, si trova Dyrehaven, il parco dei cervi.

Un posto meraviglioso e dall’atmosfera suggestiva, con stradine che passano in mezzo a boschi (adesso dai colori autunnali ) da dov’è possibile ammirare splendidi cervi, per un totale di quasi 2000 esemplari. All’interno di Dyrehaven si trova anche Bakken, il parco dei divertimenti più antico del mondo, che noi abbiamo sfortunatamente trovato chiuso. Ci siamo persi per i boschi del parco in sella alle nostre bici, che si sono rivelate fondamentali per attraversare terreni impervi e fuori dalle stradine “comandate”. Ci siamo ritrovati completamente in mezzo ad un enorme branco di cervi, talmente pacati e abituati all’uomo da sembrare finti. La cosa bella di questo posto è che l’uomo, e in questo caso chi si prende cura del parco, cerca di preservare l’aspetto selvaggio del luogo, pur trattandosi di un parco, evitando di apportare modifiche che in natura non ci sarebbero: ad esempio quando un albero cade viene lasciato così per non turbare la quiete degli abitanti del parco. Lo trovo un aspetto molto interessante e rispettoso, mi piace.

Venendo via dal parco abbiamo controllato che ci fossero campeggi aperti nelle vicinanze e ne abbiamo trovato uno non troppo lontano, a sud di Copenaghen. Dato che eravamo a nord siamo dovuti passare per la città e passando sopra ad un ponte, abbiamo visto una cosa che non potevamo assolutamente permetterci di perdere, così ci siamo fermati, abbiamo parcheggiato e siamo andati a fotografare: Il mare era in parte congelato, si era spezzato in tante parti e in quel momento sembrava un gigantesco e meraviglioso puzzle, di quelli difficili.

Buonanotte, mi si chiudono gli occhi dal sonno e Jamie è già a letto..lo raggiungo. Ho la mente piena di meravigliose immagini e sono certa che da qui non se ne andranno per un bel po’…



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