Giorno 20 : Skagen > Hobro

Giorno 20 : Skagen > Hobro

26-02-2018By upendo.vibesNo Comments

Buongiorno. Oggi dovevamo assolutamente fare una cosa importantissima, dopo colazione: andare a vedere la spiaggia di ieri sera, con la luce. Abbiamo lasciato il campeggio e ci siamo avviati verso il mare, sempre più vicini. Talmente vicini che abbiamo deciso di arrivare in spiaggia con Djambo, avendo visto una macchina che ne usciva in quel momento.

La sabbia era dura, compatta, indurita dal freddo, non correvamo il rischio di restare bloccati. Abbiamo percorso qualche centinaia di metri così, lungo quella spiaggia deserta, godendoci una rinnovata sensazione di libertà. Poi, scendendo dal van per camminare sulla sabbia, Jamie ha pensato bene di fare un salto da una dunetta a un altra (con in mezzo una striscia di mare) per poi accorgersi durante l’atterraggio che si trattava di ghiaccio, rotto non appena sfiorato, che ha regalato a Jamie una bella doccia ghiacciata alle gambe. Brrrr.

Ci siamo rimessi in marcia per arrivare a Skagen, finalmente.
“La Danimarca è piccola.” È una frase che ho sentito spesso dire in giro, quasi sminuendola. Ma cose da vedere ce ne sono a sfare, se siete amanti della natura. Questa piccola grande nazione offre parchi nazionali, laghi, isole, spiagge, scogliere, foreste. Trattandosi di una non troppo vasta nazione è possibile visitarla tutta in poco tempo. E perché non avventurarsi nella parte più a Nord? Skagen è la cittadina più settentrionale del paese, dove abbiamo potuto ammirare una caratteristica lingua di sabbia che si estende verso nord-est nel punto in cui i mari Skagerrak e Kattegat si uniscono, generando turbolenze. Il punto d’incontro di aria e acqua che vanno entrambe in due direzioni opposte e si scontrano prendendosi a schiaffi. Siamo stati catapultati dentro a uno scenario che sembrava uscito direttamente da un libro di favole. O dalla mente un po’ matta di uno sceneggiatore eccentrico. Sulla punta vedevi le increspature delle onde che vogliono prevalere una sull’altra, in un’eterna spinta verso la parte scelta dal vento che le direziona e le supporta, urlando frasi di incoraggiamento che si perdono nel frastuono.
Tutto intorno c’erano abeti, che se fossimo stati nell’estremo sud europeo, ad esempio in Italia, avremmo potuto tranquillamente toccare quota 1000 m S.l.m. prima di trovarne. La sabbia era ghiacciata, in alcuni punti non riuscivamo nemmeno a raccoglierla da quanto era indurita dal freddo.”

Siamo riusciti a vedere questa “lotta” delle onde provenienti dalle due parti opposte che si scontrano generando un’onda continua.. Incredibile! E’ possibile raggiungere la parte più a nord di questa spiaggia suggestiva camminando lungo la riva per mezz’ora circa. Probabilmente occorre meno tempo se non siete come noi e non vi fermate a cercare conchiglie strane, sassi colorati, fare fotografie a tutto quello che vi trovate davanti. La cosa più strana era la sabbia, in alcuni punti completamente ricoperta da uno strato spesso di ghiaccio, sull’interno della spiaggia. Invece sulla riva tutti i sassi erano disposti in verticale , spinti dal vento e “bloccati” dal ghiaccio, in una perenne posa dettata dalla natura.

Tornando indietro verso sud, poco lontano e sempre su quella lingua di terra si trova “Råbjerg Mile”:un deserto, in Danimarca. Dal mare siamo stati catapultati in un attimo dentro ad un vero e proprio deserto. Si tratta di una gigantesca duna formatasi con lo spostamento della sabbia tramite il fenomeno delle dune mobili. I banchi di sabbia sono trasportati dal vento dalla costa verso l’entroterra, formando le dune che possono raggiungere un’altezza di 40 metri.

Appena ci siamo trovati questo gigante di sabbia non abbiamo resistito, abbiamo iniziato a correre senza fermarci per raggiungere la parte più alta della duna. Abbiamo camminato per tutta la sua estensione, incontrando zone con sabbia completamente ghiacciata e altre con veri e propri cumuli alti quanto noi. Abbiamo corso, saltato giù dalle dune, rotolato, camminato, scivolato sul ghiaccio sabbioso, lottato contro il vento fortissimo che talvolta non ci faceva stare in piedi. Abbiamo passato una giornata indimenticabile godendo di un sole tiepido di febbraio, che da qualche giorno non si faceva vedere, e siamo tornati bambini, nel deserto.

Quando abbiamo iniziato a correre su e giù per le dune non abbiamo sentito fatica, il freddo non ci infastidiva, la sabbia si infilava dappertutto mentre ci rotolavamo e saltavamo da una duna all’altra ma non era importante.
Nel deserto danese torni bambino, e non ti importa di niente.



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